Redigere un bilancio di sostenibilità non è un esercizio di scrittura, è un processo di raccolta e organizzazione di dati. La qualità del documento finale dipende quasi interamente da come vengono impostate le prime fasi.
Da dove si parte per redigere un bilancio di sostenibilità?
Il primo passo è definire il perimetro. Occorre stabilire quali società, stabilimenti e attività rientrano nella rendicontazione e quale esercizio viene coperto.
Subito dopo si nomina un referente interno e si costruisce un gruppo di lavoro minimo. Nella pratica servono almeno tre presidi: amministrazione per i dati economici, risorse umane per quelli sociali, produzione o facility per consumi ed emissioni.
Chi affronta il tema per la prima volta trova utile chiarire prima cos’è il bilancio di sostenibilità e quale funzione svolge, per evitare di impostare il lavoro come un semplice adempimento formale.
Come si individuano i temi rilevanti?
Attraverso l’analisi di materialità. È la fase che determina il contenuto del report e va affrontata con metodo, perché rendicontare tutto significa rendicontare male.
L’analisi individua i temi rilevanti su due assi. Il primo misura l’impatto dell’impresa su ambiente e persone. Il secondo misura quanto i fattori di sostenibilità incidono su ricavi, costi e accesso al capitale. Questo doppio sguardo è il principio di doppia materialità.
Il risultato è una lista corta di temi prioritari: quasi sempre energia, emissioni, sicurezza sul lavoro, gestione del personale e catena di fornitura.
Quali dati servono e dove si trovano in azienda?
Buona parte dei dati esiste già, ma è dispersa. Le bollette energetiche danno consumi ed emissioni indirette. Il libro unico del lavoro fornisce organico, contratti, turnover e composizione di genere. Il registro infortuni copre la sicurezza. La contabilità fornitori consente di mappare la filiera.
Il lavoro consiste nel portare queste fonti in un unico foglio di raccolta, con unità di misura omogenee e periodo di riferimento identico. È qui che si concentrano gli errori più frequenti: dati riferiti ad anni diversi, perimetri incoerenti, stime non documentate.
Ogni indicatore deve restare tracciabile fino al documento di origine, esattamente come una scrittura contabile.
Quale standard usare: ESRS o VSME?
Le imprese soggette a obbligo applicano i principi ESRS, adottati con regolamento delegato europeo e articolati in standard trasversali, ambientali, sociali e di governance.
Le imprese non obbligate possono adottare lo standard volontario VSME, costruito su due moduli di dettaglio crescente e pensato per le PMI non quotate. È la scelta più efficiente per chi riceve questionari ESG da clienti e istituti di credito.
Scegliere lo standard prima di raccogliere i dati evita di dover rifare il lavoro a metà percorso.
Serve una verifica esterna del documento?
Per le imprese obbligate l’attestazione di conformità è richiesta ed è rilasciata da soggetti abilitati iscritti nel registro tenuto dal MEF. Il livello previsto è quello della limited assurance, cioè una sicurezza limitata.
Per chi rendiconta volontariamente la verifica non è obbligatoria, ma una revisione indipendente aumenta la credibilità del documento verso banche e grandi clienti. Coinvolgere una società di revisione contabile permette di impostare fin dall’inizio dati e procedure in modo verificabile.
Il supporto di Elbe
Elbe Srl accompagna le imprese in tutte le fasi: definizione del perimetro, analisi di materialità, costruzione del set di indicatori, raccolta dati e redazione. Lo studio parte dalle scritture contabili già gestite e le collega agli indicatori ESG, riducendo il lavoro aggiuntivo richiesto all’azienda.
In sintesi
Redigere un bilancio di sostenibilità significa seguire un percorso ordinato: perimetro, materialità, dati, standard, verifica. Le imprese che affrontano la prima edizione con metodo costruiscono una base riutilizzabile negli anni successivi e riducono progressivamente tempi e costi. Il documento diventa così uno strumento di gestione, non un obbligo formale.
Domande frequenti
Quanto tempo richiede la redazione di un bilancio di sostenibilità?
La prima edizione richiede in genere dai tre ai sei mesi, perché comprende analisi di materialità e costruzione del sistema di raccolta dati. Dalle edizioni successive i tempi si riducono sensibilmente, poiché le fonti sono già mappate e il processo diventa un aggiornamento annuale.
Chi deve approvare il bilancio di sostenibilità?
Il documento è approvato dall’organo amministrativo, che ne assume la responsabilità come per la relazione sulla gestione. Nelle imprese soggette a obbligo l’organo di controllo vigila sul processo e un soggetto abilitato rilascia l’attestazione di conformità prevista dalla normativa.
È possibile redigere un bilancio di sostenibilità senza consulenti esterni?
Tecnicamente sì, ma il rischio è produrre un documento non confrontabile e poco credibile. Il supporto di un professionista serve soprattutto nell’analisi di materialità e nella scelta degli indicatori, le due fasi che determinano se il report reggerà alle verifiche di banche e clienti.





