Bilancio ambientale aziendale e sostenibilità

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Responsabile aziendale che analizza gli indicatori ambientali di energia, emissioni e rifiuti

Il bilancio ambientale aziendale misura come l’impresa usa le risorse e quanto incide su clima, acqua, rifiuti e materiali. Rappresenta la componente ambientale della sostenibilità (la E di ESG), ma non coincide con il bilancio di sostenibilità, che comprende anche gli aspetti sociali e di governance. Per inquadrare il quadro generale puoi partire da cos’è il bilancio di sostenibilità.

Che cos’è il bilancio ambientale aziendale?

È un documento che raccoglie indicatori fisici, e talvolta economici, sull’impatto ambientale dell’impresa: consumi energetici, emissioni di gas serra, uso dell’acqua, produzione di rifiuti, materiali e imballaggi. I dati sono riferiti a un esercizio e confrontati con gli anni precedenti, in modo da mostrare l’andamento e fissare obiettivi di miglioramento. La maggior parte delle imprese lo redige su base volontaria, per governare i propri costi e rispondere alle richieste di clienti e banche.

Che differenza c’è tra bilancio ambientale e bilancio di sostenibilità?

Il bilancio ambientale copre solo la dimensione ambientale ed è più tecnico, mentre il bilancio di sostenibilità integra anche persone, sicurezza, diritti e governance. Il secondo prevede l’analisi di materialità e si appoggia a standard come gli ESRS o il VSME, il primo può avere una struttura più libera e centrata sugli indicatori.

Nella pratica il bilancio ambientale è spesso il primo passo: costruisce dati e metodo che poi confluiscono nel documento completo. Se l’obiettivo è quest’ultimo, il percorso è descritto nella guida su come redigere un bilancio di sostenibilità.

Quali indicatori ambientali contiene?

Gli indicatori si raggruppano in cinque aree. La prima è l’energia: elettricità, gas e carburanti, con consumi e quota da fonti rinnovabili. La seconda sono le emissioni di gas serra, suddivise in scope 1 (dirette), scope 2 (energia acquistata) e scope 3 (catena del valore). La terza è l’acqua, per prelievi e scarichi. La quarta sono i rifiuti, per quantità prodotte e percentuale avviata a recupero. La quinta riguarda materiali e imballaggi.

Per le emissioni il riferimento internazionale è il GHG Protocol Corporate Standard, da cui derivano le definizioni di scope usate anche negli standard europei. I dati di partenza esistono già in azienda: bollette, fatture dei carburanti, formulari e registri dei rifiuti.

Come si costruisce un bilancio ambientale?

Si parte definendo il perimetro, cioè sedi, impianti e attività incluse, e l’esercizio di riferimento. Si sceglie poi un set di indicatori proporzionato alle dimensioni e al settore, evitando di misurare tutto. La raccolta dei dati richiede un foglio unico con fonte, unità di misura e responsabile per ogni valore.

Le emissioni si calcolano moltiplicando i consumi per fattori di emissione pubblicati da fonti riconosciute, documentando la fonte e l’anno del fattore. L’ultima fase è l’analisi: confronto con l’anno precedente, individuazione delle voci più pesanti e definizione di obiettivi realistici, come la riduzione dei consumi o l’aumento del recupero dei rifiuti.

Come si leggono i risultati e si fissano gli obiettivi?

I risultati si leggono confrontando ogni indicatore con l’anno precedente e, quando possibile, rapportandolo a una misura di attività, come il fatturato, le ore lavorate o le unità prodotte. Un consumo energetico che cresce meno della produzione, per esempio, indica un miglioramento di efficienza anche se il valore assoluto aumenta.

Dal confronto emergono le voci più pesanti su cui concentrare gli interventi. Gli obiettivi vanno formulati in modo misurabile e con una scadenza, come ridurre i consumi di gas entro l’esercizio successivo, e monitorati con aggiornamenti periodici.

Quali vantaggi porta all’azienda?

Il primo vantaggio è economico: misurare i consumi porta a individuare sprechi e inefficienze che incidono sui costi. Il secondo è commerciale, perché sempre più clienti e istituti di credito chiedono dati ambientali ai fornitori. Il terzo è organizzativo: chi ha già indicatori ambientali affidabili arriva alla rendicontazione di sostenibilità con dati pronti e con molto meno lavoro.

Il supporto di Elbe

Elbe Srl affianca le aziende di Milano e Monza-Brianza partendo dai dati già presenti in contabilità, come i costi per energia, carburanti e smaltimento rifiuti, per costruire indicatori ambientali tracciabili. Lo stesso lavoro può poi essere esteso al bilancio di sostenibilità completo, senza ripartire da zero.

In sintesi

Il bilancio ambientale aziendale è lo strumento con cui l’impresa misura e riduce il proprio impatto su energia, emissioni, acqua, rifiuti e materiali. Non sostituisce il bilancio di sostenibilità, ma ne costituisce la base tecnica ed è spesso il modo più semplice per iniziare.

Domande frequenti

Il bilancio ambientale è obbligatorio?

In genere no, la maggior parte delle imprese lo redige su base volontaria. Gli aspetti ambientali diventano invece parte necessaria della rendicontazione per le imprese soggette all’obbligo di rendicontazione di sostenibilità.

Il bilancio ambientale può essere riutilizzato nel bilancio di sostenibilità?

Sì, ed è uno dei suoi vantaggi. Indicatori, fonti e metodi di calcolo restano validi e confluiscono nella parte ambientale del documento completo, che va poi integrata con gli aspetti sociali e di governance.

Bisogna misurare anche le emissioni scope 3?

Non subito. Una PMI parte quasi sempre da scope 1 e 2 e aggiunge in un secondo momento le categorie di scope 3 più rilevanti, scelte in base all’analisi di materialità.